Di origine israeliana, ma residente in America da piu’ di vent’anni, Rhea Carmi usa l’elemento geometrico quale forma espressiva non solo della sua arte, ma anche della propria personalita’ e del proprio vissuto.
D’altronde tutta la Natura si esprime attraverso rapporti geometrici in quanto la geometria costituisce l’ordine delle cose in cui tutto deve quadrare e nulla viene trascurato o dato per scontato. Nell’opera della Carmi nulla viene trascurato perche’ tutto e’ fondamentale nell’arte come nella vita : nulla si ottiene per approssimazione, ma solo attraverso lotta, fatica, rigore.
E’la lezione appresa da suo marito, un sopravvissuto della triste stagione dell’Olocausto e anche tramandata dal suo popolo d’Israele: quella di non arrendersi mai alle impervieta’ e alle difficolta’ dell’esistenza, ma lottare con rigore e fatica per ottenere cio’ in cui si crede.
L’aspetto scientifico della sua personalita’ la porta a suddividere il campo pittorico in maniera regolare e regolata dall’alternarsi di linee verticali e orizzontali, e sommamente attraverso la ripetizione delle linee verticali ; ma l’artista non vuole neanche indulgere ad un geometrismo puro e fine a se stesso perche’ la sua energia vitale e la sua forza della passione la conducono a virare verso un universo piu’ ricco e piu’ esteso fatto di emozioni e sentimenti.
Le sue “architetture” sono predisposte per cedere il posto al colore e soprattutto alla luce introdotta attraverso l’uso del giallo violentissimo e dei bianchi abbacinanti.La luce nel suo piu’ alto accento simbolico di catarsi non quale purificazione del se’, ma quale spiraglio ed emersione dal buio, dal male, dalle avversita’.
E’ la continua lotta per la vita , l’alternanza di avversita’ e trionfi, espressa attraverso la scansione di linee geometriche e di colori in gran parte primari che si alternano e si susseguono con ritmo incessante come incessante e’ il ritmo della vita e la personalita’ dell’artista.