dal 7 maggio al 17 maggio 2008 ore 11.00-21.00 con Inaugurazione mercoledì 7 maggio, ore 18.30 all' Art Point – Superstudio Più in Via Tortona 27 a Milano
“L’arte contemporanea è piena di personaggi, più di quanti non siano gli artisti. Risponde alla logica del mercato, diciamo così, “post-moderno”: il personaggio raccoglie l’attenzione dei mass media, il semplice artista no. I mass media fanno salire le quotazioni, feticizzano i personaggi, finendo per feticizzare anche ciò che fanno, incluse le banalità più gratuite. Non si deve comprare l’arte, ma la reliquia del personaggio, si deve partecipare al culto collettivo di personalità che vogliono essere ritenute fuori dall’ordinario, secondo il vecchio clichè tardo-romantico del genio e sregolatezza, ancora prevalente. Il Papero Rosso è un artista che ha rinunciato, più ancora che all’anagrafe, al personaggio. Un gesto che da solo è una dichiarazione di poetica, un’operazione intellettuale, controcorrente, forse anche provocatoria.” Vittorio Sgarbi
Nessuno lo ha mai visto, nessuno sa chi sia. Usa un nome da fumetto, si sottrae evocando una improbabile natura. I suoi quadri hanno raggiunto alte quotazioni, i collezionisti si sommano, i critici si interrogano e ne apprezzano le opere, rinunciando a decifrarne l’identità, molto ben celata, il suo gallerista di riferimento tace. “Il Papero Rosso” è un artista misterioso, enigmatico. E’ un artista singolare che, in tempi di sovraesposizioni e visibilità a tutti i costi, ha deciso di mostrare di sé solo ed esclusivamente il suo pensiero, i suoi quadri.
E non si tratta di una mera trovata pubblicitaria. Il Papero Rosso odia i preconcetti, il cicaleccio di alcuni ambienti artistici, il divismo applicato all’arte. Così non si mostra. Inutile cercare di carpire il suo segreto, scoprire chi sia, mistero condiviso solo con pochi intimi. Per mantenersi puro nella sua ricerca vuole essere presente solo con la forza delle sue grandi, potenti, inquietanti tele. Vittorio Sgarbi sottolinea e naturalmente approva: “Credo all’arte come espressione individuale, senza identificarla necessariamente con l’individualità anagrafica. Il Papero Rosso è un’individualità d’espressione, netta, lampante, indiscutibile.”
Il Papero ibrida fotografia e pittura, e ossessivamente le fonde sulle sue tavole.
Fraziona un’immagine di vita quotidiana (corridori in bicicletta, bagnanti in piscina, un luna park, il tendone di un circo, l’autogrill di un’autostrada…) con l’ombra di sè che osserva ( o è un altro?) e “opera uno stripping sull’immagine iperrealista, sezionandola in strisce uguali, lunghe e strette, che vengono ricomposte secondo una cadenza binaria alternata (a-b-a-b…), abbinando il piano oggettivo della visione e quello soggettivo di colui che vede e riproduce, ottenendo in questo modo quella che tecnicamente si chiamerebbe un’immagine di interferenza….”
La presenza della realtà esterna intercalata dall’immagine di chi la guarda crea un gioco di specchi intrigante e ambiguo, quasi frames subliminali di una pellicola cinematografica.
La mostra-evento di oggi , volutamente installata in un luogo lontano da musei e gallerie, un asettico edificio ex-industriale che prende vita dalla installazione, porta all’attenzione del pubblico un artista senza nome e senza volto, eppure già molto noto e quotato, e le sue ultime opere, puzzle di quotidiana realtà ritmati dal misterioso osservatore, con un effetto cinetico, di statico movimento che si presta a mille interpretazioni.
4 domande a il PAPERO ROSSO
- Il suo nome resta un mistero. Per tutti lei è “Il Papero Rosso”. Perché?
La scelta di usare uno pseudonimo nasce da una precisa volontà di allontanare e separare il mio lavoro dalla mia persona. Non amo la sovrapposizione tra la mia immagine e ciò che faccio. L’idea di esistere con uno pseudonimo credo permetta ai quadri di avere una visibilità e un’attenzione non “disturbata” da altri fattori.
- Il tema del “viaggio”, sia come spazio fisico che come iter emotivo, è ricorrente. Cosa rappresenta per lei questa dimensione?
Per me la dimensione del viaggio è fondamentale. E’ una tregua possibile da un disagio permanente dovuta a una difficoltà d’identità e di spaesamento continuo in un mondo dove diventa difficile un’aderenza totale alle cose. Paradossalmente, questo spostarsi, rende possibile aderire più profondamente alle cose.
- C’è un’altra costante nella sua ricerca artistica, evidente soprattutto nei primi lavori: gli animali e più in generale la Natura. E’ un tema esaurito per Il Papero Rosso o una ricerca che continua?
Indagare l’orrore che mi suscita l’uomo nel distruggere la natura e la violenza subita dagli animali, fra l’indifferenza dei più, saranno i temi centrali del mio prossimo lavoro.
- Le sue opere utilizzano sia la pittura che la fotografia attraverso una
tecnica molto personale, quasi cinematografica. Come ha sviluppato questo linguaggio di contaminazione stilistica?
Credo che, come per tutti la tecnica nasca dietro il lavoro. Ne è il necessario vettore, l’unico capace di portare quella tua emozione in quel preciso punto con quella precisa forma.
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