In un’atmosfera di incanto, di intensi profumi e variopinti colori, si rinnova anche quest’anno, l'11 e 12 giugno 2007 a Rotonda, alle pendici del Pollino, l’appassionante ed inimitabile Sagra dell’Abete in onore di Sant’Antonio da Padova. Si narra che il Santo Patrono del paese passò nel XIII secolo da queste parti, sostando nei boschi.
Trascorse una notte sotto un abete, in località Marolo. Anni dopo, nello stesso punto, un bovaro inciampò e precipitò in un burrone ma, invocato disperatamente il santo, fu salvato miracolosamente. Egli raccontò l’accaduto a valle e cominciò annualmente a recarsi con i suoi compaesani ad abbattere un abete, per offrirlo in onore del protettore.
In realtà i riti della Sagra dell’Abete sono antichissimi e si riallacciano ad allegorie propiziatorie, falloforie latine, miti celtici: risalgono alla dominazione normanna e solo successivamente furono legati al Santo, quando la chiesa convertì il rito pagano in cristiano. L'albero simboleggia la rivincita dell’uomo sulla natura molte ostile e l’auspicio di abbondanti raccolti. La festa raggiunge l'apice con il matrimonio tra un abete di modeste dimensioni (20 m), chiamato a rocca ed un enorme faggio.
Quest'ultimo, a pitu, era un tempo un abete enorme (25 metri): oggi, data la loro rarità, gli abeti sono protetti e si è scelta una nuova pianta. Nella notte il numeroso gruppo dei roccaioli parte da località S. Maria per dirigersi verso i boschi di uno dei comuni limitrofi. La rocca è stata già scelta la seconda domenica di maggio ed ora viene sottratta dal bosco. I pitaioli, invece, si sono diretti a prendere a pitu. La mattinata successiva il faggio sarà abbattuto e sgrossato dai maestri d’ascia squadratori. Poi verrà trainato da 13 coppie di buoi inghirlandati e sorretto dai pannulari: ovvero rami di faggio sfrondati dai ramoscelli e levigati, usati come leva per gli spostamenti del grosso tronco.
In località Piano Pedarreto il faggio si unisce alla rocca ed insieme, accompagnati da decine di faggi, sfrondati e lisciati, ovvero i purfiche trainati anch’essi da buoi, iniziano il particolare e suggestivo corteo arboreo, che li porterà verso il paese. Canti, danze, bevute di buon vino ed altre golosità, offerte a tutto il paese. Seguirà l’innalzamento a braccia sulla piazza principale del pitu. Insieme al grosso faggio verrà issato, in piedi su di esso, il capurale d’a pitu, che per tutto lo svolgimento della Sagra ha la responsabilità del buon andamento del rito. Il 13 giugno, ricorrenza ufficiale di Sant’Antonio, a pitu e a rocca verranno issate strettamente congiunte e innalzate verso il cielo: un obelisco verde davvero originale, simbolo di rigenerazione cosmica. Non si dimentichi, infine, di gustare i piatti tipici offerti nel corso delle cerimonie: i tradizionali tortaneddri e le panetteddre di Sant’Antonio.
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