Sciare senza rinunciare a una cucina deliziosa

Comunicato stampa del 12/12/2006, 10:02
Categoria: Gusto e Bella Vita
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Giovani cuochi fuggiti dalle città e finiti tra baite alpine. Sono i nuovi maestri di cucina, che creano prelibatezze da gustare la sera davanti al camino.

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Le piste innevate, gli impianti perfetti, le spa attrezzate? Non bastano più. Sono gli chef l’ultima attrattiva della vacanza in montagna, capaci di stupire con il cibo, il servizio, la presentazione in ambienti caldi e confortevoli. Un valore aggiunto di cui non si può più fare a meno. Lo sanno bene gli albergatori delle Alpi che si sfidano all’ultimo soufflé, sfatando il pregiudizio della cucina d’albergo, anonima e standardizzata.

Dall’Alto Adige alla Valle d’Aosta, dall’Austria alla Francia, la filosofia è la stessa: la cucina, quasi un laboratorio di ricerca, è considerata un’esperienza culturale, prima che del palato. Il manipolo di chef quarantenni sulla cresta dell’onda punta sulla qualità e la freschezza degli ingredienti, l’esaltazione dei sapori locali e l’audacia di abbinamenti trasgressivi. Una creatività gastronomica che ha fatto piazza pulita di polenta e salsicce o civet, gli stufati dal sapore energico, consumati in ristoranti affollati.

Alto Adige e Trentino

L’avventura dei gourmet inizia nella regione dove si concentra il più alto numero di stelle Michelin delle Alpi. Nel piccolo borgo di Gudon, in Val d’Isarco, l'hotel Unterwirt, in un maso del 1370, è un mito consolidato. Nelle tre piccole stube, rivestite in legno di cirmolo e riscaldate dalle tradizionali stufe a legna, Cornelia Haselwanter, sommelier, accoglie gli ospiti con un sorriso solare. Chef è il marito Thomas, che prepara prelibatezze come quaglia al forno con insalatina di patate, porcini e gallinacci, o coscia di coniglio con speck e lenticchie. In autunno, trionfano i sapori del bosco, anche perché in questa valle c’è il più grande castagneto dell’Alto Adige, 3500 alberi.

Il prezioso frutto è protagonista di un intero menu: risotto alle castagne dolci, noci e petto di piccione, sella di capriolo rosolata nella pancetta, castagne e tartufo, pernice ripiena di gallinacci con castagne al Porto e, per finire, torta di castagne con pere sciroppate al vino passito e more. Chi vuole fermarsi a dormire può scegliere tra quattro appartamenti e tre camere; per sciare, le piste di fondo della Val di Funes distano una quindicina di minuti d’auto, quelle della Val Gardena meno di mezz’ora. E se non c'è neve si passeggia lungo il Sentiero delle castagne, che si snoda per 60 km, da Bressanone a Bolzano, seguendo antichi tracciati e mulattiere, toccando luoghi d’arte come l’abbazia di Novacella, il castello rinascimentale di Velturno o il monastero di Sabina.

Distese di boschi innevati annunciano la Val Badia, cuore ladino dell’Alto Adige. È il tempio dell’alta cucina, famosa in tutto il mondo per la Grand Chef’s Cup, che ogni anno vede i guru internazionali dei fornelli impegnati in una sfida all’ultimo menu. Ma la valle è anche una delle mete preferite dagli sciatori, che si cimentano su 130 km di piste panoramiche, o lungo la Gran Risa, protagonista della Coppa del mondo, 2 km di curve con una pendenza del 53 per cento.

A Colfosco, circondato dalle pallide cime del Sella, dall’imponente parete sud del Ciampac e dal maestoso profilo del Sassongher, l’arte è il fil rouge dell’Hotel Cappella, 1620 metri, costruito sulla pianta di un maso del XV secolo. Ogni camera è un piccolo gioiello dove si sono confrontati famosi designer, come Matteo Thun, e artisti come Sigmund Sprotte, Roland Moroder o Gyan Antaro. Al risultato finale, ha contribuito anche il buongusto della proprietaria, Renée Kostner, artista e fotografa, che ha abbinato design moderno, accessori etnici e oggetti di artigianato. E raccolto, nella galleria, opere di artisti illustri come Dalí, Matta, Grosz, Guttuso, Ligabue. Grandi sorprese riserva anche la cucina, regno di Sebastian Kaiser, con un curriculum di tutto rispetto: da Martin Dalsass, di Lugano, il più celebrato chef della Svizzera, al leggendario Don Alfonso di Sant’Agata sui due Golfi.Qui, i sapori della Mitteleuropa che hanno influenzato molti piatti locali sono impreziositi da tocchi mediterranei.

C’è spazio anche per il pesce, che arriva freschissimo dall’Adriatico e finisce nelle mani esperte di Sebastian. Non si sbaglia ordinando la torre di filetto di manzo e scorfano arrosto con verdurine di stagione e purea di zucca, il risotto al lime con tris di capesante (tartare, lardellate e fritte) o l’insalatina di agrumi e cetrioli ai gamberi di fiume. Da abbinare, c'è una scelta di 300 etichette.

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Testi e foto tratti da Dove, il mensile di viaggi, cultura, stili di vita.

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